2017/03/03

La conquista della serenità nell'epoca moderna - Russel


Alcuni accenni di base tratti dal saggio  "La conquista della felicità" (1930) del  filosofo Bertrand Russel, un testo semplice, molto conosciuto, accessibile a tutti. A chi sostiene che in questo testo divulgativo  non vi siano altro che "concetti scontati"  risponderei che è proprio nella semplicità che risiedono le verità dimenticate giornalmente in special modo nella nostra epoca.

Il libro esordisce con una citazione di Walt Whitman.
Potrei vivere tra gli animali.

Credo ch’io potrei vivere tra gli animali,
che sono così placidi e pieni di decoro.
Io li ho osservati tante volte e a lungo;
Non s’affannano, non gemono sulle loro condizioni,
Non stanno svegli al buio, per piangere sopra i
loro peccati,
Non m’indignano discutendo i loro doveri verso Dio,
Nessuno è insoddisfatto, nessuno ha la mania
infausta di possedere cose,
Nessuno si inginocchia innanzi all’altro, né ai suoi
simili vissuti migliaia d’anni fa,
Nessuno è rispettabile tra loro, od infelice,
sulla terra intiera.

**
"La conquista della felicità" non è e non vuole essere la soluzione a tutti i problemi esistenziali dell'uomo moderno, bensì il tentativo di individuare concretamente una via verso una consapevole serenità. Autonomia di giudizio, rispetto delle opinioni altrui, solidarietà, pari opportunità per tutti, sono, per Russell, alcuni degli ingredienti per una moderna ricetta della "felicità".
Russel

**

Bertrand Russell (1872-1970) era un aristocratico gallese, notissimo per aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, ma anche famosissimo filosofo, logico e matematico. Fu un autorevole esponente del movimento pacifista e un divulgatore della filosofia. A lui ed al suo impegno per il rispetto dei diritti umani è stato intitolato il Tribunale Russel. Potete leggere il resto della sua interessante biografia qui * , ma oggi ne parliamo perché Russel è anche l’autore del libro “La conquista della felicità”, scritto nel 1930, subito dopo il successo editoriale del controverso “Matrimonio e Morale“. In questo saggio Russel parla con linguaggio divulgativo ed è facilmente comprensibile anche dai più digiuni di filosofia. Ve ne offriamo una sintesi, attraverso la citazione dei passaggi che, a nostro avviso, sono più significativi per comprendere il pensiero di Russel, ma sono anche adatti alla riflessione psicologica. 



CAUSE DELL’INFELICITA’

Che cosa ci rende infelici.
– Ho scritto anni addietro sui cambiamenti necessari nel sistema sociale per favorire la felicità. Sull’abolizione della guerra, lo sfruttamento economico, l’educazione alla crudeltà e alla paura, non ho intenzione di riparlarne nel presente volume. (…)
– E’ necessario impedire il perpetuarsi della povertà, se si vuole che i benefici della produzione meccanica aumentino, in misura più o meno grande, per coloro che maggiormente ne necessitano; ma a che serve rendere ricchi tutti, se il ricco stesso è infelice?
– La disciplina esteriore è la sola via che conduca alla felicità per quegli infelici, troppo dediti all’introspezione per poter essere curati in altro modo.
– Il potere, se mantenuto entro i suoi propri limiti, può accrescere grandemente la felicità, ma quale unico scopo della vita non conduce che alla catastrofe, interiormente, se non esteriormente.

Infelicità Byroniana
– L’uomo che ottiene facilmente le cose per le quali non prova che un desiderio molto moderato, finisce col concludere che la soddisfazione del desiderio non dà la felicità. Se ha una disposizione mentale filosofica, ne deduce che la vita umana è essenzialmente disgraziata, poiché anche l’uomo che ha tutto quello che vuole è infelice. Egli dimentica che essere privi di qualcuna delle cose che desideriamo è una condizione indispensabile della felicità.
– L’amore deve essere apprezzato poiché dà maggior rilievo a tutti i piaceri migliori, quali la musica, un’alba in montagna, il mare sotto il plenilunio. (…) Inoltre, l’amore è in grado di spezzare il duro nocciolo del proprio io, poiché è una specie di collaborazione biologica, nella quale le emozioni dell’uno sono necessarie alla soddisfazione degli istintivi propositi dell’altro. (…) L’amore è la prima e più comune forma di emozione che conduca alla collaborazione e coloro che hanno provato più o meno intensamente l’amore non potranno accettare una filosofia che presuppone, indipendentemente da quello della persona amata, il loro massimo bene.

Competizione
– Ciò che la gente intende per lotta per la vita, è in realtà la lotta per il successo. Ciò che la gente teme, quando si impegna nella lotta, non è di non poter mangiare il giorno dopo, ma di non riuscire a farsi invidiare dai propri vicini.
– (…) Sebbene il denaro in sé non basti a rendere grande una persona, è difficile essere grandi senza denaro. Per di più, l’aver fatto denaro sta a dimostrare, per comune riconoscimento, che si ha del cervello.

Noia ed eccitamento
– Il contrario della noia, in una parola, non è il piacere, ma l’eccitamento. (…)
– Non posso dire che le droghe siano nella vita esclusivamente nocive. Vi sono momenti in cui, ad esempio, un onesto medico prescrive un oppiaceo, e credo che questi momenti siano più frequenti di quanto non lo suppongano i proibizionisti. Ma lo smodato desiderio delle droghe è certamente cosa che non può essere abbandonata all’azione incontrollata dell’impulso naturale. E la specie di noia cui è soggetta la persona avvezza alle droghe, quando ne viene privata, è una noia per la quale non so suggerire altro rimedio fuorché il tempo.
– Una persona avvezza ad eccessivo eccitamento è come una persona che ha una passione morbosa per il pepe, e che finisce per non trovare più gusto nemmeno in una quantità di pepe tale che toglierebbe il respiro a chiunque altro. (…) L’eccessiva eccitazione non solo mina la salute, ma rende il palato insensibile ad ogni specie di piacere, sostituendo i titillamenti alle profonde soddisfazioni organiche, l’abilità alla saggezza, e violente sorprese alla bellezza.
– Una certa capacità di sopportare la noia è quindi indispensabile per avere una vita felice, ed è una delle cose che si dovrebbero insegnare ai giovani. Tutti i grandi libri hanno dei capitoli noiosi, e tutte le grandi vita hanno avuto dei periodi non interessanti.
– I viaggi troppo frequenti, un’eccessiva varietà di impressioni, non fanno bene ai bambini, e fanno si che crescendo essi diventino incapaci di sopportare una fruttuosa monotonia.

Fatica
– La specie di fatica più nociva, al giorno d’oggi, nelle comunità progredite, è la fatica nervosa. Questa specie di fatica è, abbastanza stranamente, più pronunciata tra gli abbienti, e tende ad essere molto minore tra chi lavora di braccia che non tra gli uomini d’affari e gli intellettuali.
– Moltissime preoccupazioni possono diventare meno assillanti quando ci si rende conto della poca importanza di ciò che ci causa quell’ansietà. Ai miei tempi, ho parlato in pubblico numerosissime volte; sulle prime, il pubblico mi terrificava sempre e il nervosismo mi rendeva incapace di parlare con scioltezza; temevo a tal punto quella prova, che speravo sempre di spezzarmi una gamba prima dell’ora della conferenza, e quando avevo finito ero esausto per la tensione nervosa. Pian piano riuscii a convincere me stesso che non aveva importanza ch’io parlassi bene o male, il mondo avrebbe in ogni caso continuato a girare allo stesso modo. E scopersi che meno mi preoccupavo di come parlavo meglio parlavo e gradatamente la tensione nervosa diminuì, fino a scomparire completamente. In questo stesso modo può essere in gran parte curata la stanchezza nervosa.
– Quando qualche disgrazia ci minaccia,consideriamo seriamente e deliberatamente cos’è il peggio che ci possa capitare. Dopo aver guardato in viso la possibile disgrazia, procuriamoci delle solide ragioni per pensare che, dopo tutto, non sarebbe poi una cosa tanto grave.

Invidia
– Dopo l’ansietà, una delle più forti cause di infelicità è probabilmente l’invidia. (…) Di tutte le caratteristiche della normale natura umana l’invidia è la più deprecabile; non soltanto la persona invidiosa desidera fare del male e mette in atto il suo desiderio, se può farlo impunemente, ma l’invidia rende infelice anche lei.
– Vi sono delle felicità alle quali ognuno ha diritto, e quando un bambino ne viene privato ne consegue quasi inevitabilmente l’inasprimento del carattere, quand’anche non più gravi storture. – L’invidia, in effetti, è una delle forme di quel vizio, in parte morale, in parte intellettuale, che consiste nel non vedere mai le cose in sé stesse, ma soltanto in rapporto ad altre.
– Se desiderate la gloria, potete invidiare Napoleone. Ma Napoleone invidiava Cesare, Cesare invidiava Alessandro e Alessandro, oso dire, invidiava Ercole, che non è mai esistito.
– Ci si può liberare dall’invidia gustando le gioie che si trovano sul proprio cammino, svolgendo il lavoro che si deve svolgere, ed evitando di fare confronti con coloro che reputiamo, forse erroneamente, molto più fortunati di noi.
– Ai vecchi tempi la gente invidiava soltanto i propri vicini, perché poco o nulla sapeva degli altri. Ora, attraverso l’istruzione e la stampa, sa molte cose, in modo astratto, su varie classi dell’umanità, tra le quali però non vi è nemmeno un individuo di sua diretta conoscenza. Attraverso il cinematografo crede di sapere come vivono i ricchi, dai giornali sente parlare della prepotenza delle nazioni straniere, e la propaganda l’informa delle nefande usanze di tutti coloro che hanno la pelle con una pigmentazione diversa. I gialli odiano i bianchi, i bianchi odiano i neri, e così via. Tutto quest’odio è, se così si può dire, alimentato dalla propaganda, ma questa è una spiegazione piuttosto superficiale. Perché la propaganda è tanto più efficace quando incita all’odio, di quando tenta di incitare a sentimenti d’amicizia? La ragione sta evidentemente nel fatto che il cuore umano, quale la civiltà moderna lo ha fatto, è più propenso all’odio che all’amicizia. Ed è propenso all’odio perché è insoddisfatto, perché nel profondo sente, forse anche inconsciamente, di aver perduto il senso della vita; sente che forse altri, ma non noi, si sono assicurati le belle cose che la natura offre per la gioia dell’uomo. La somma positiva dei piaceri nella vita di un uomo moderno è indubbiamente superiore a quella che si poteva avere in comunità più primitive, ma ancor più di tale somma è aumentata la consapevolezza di ciò che potrebbe essere.

Senso della colpa
– Il senso della colpa, lungi dal condurre verso una vita buona, ha l’effetto opposto. Rend è un uomo infelice e fa sì che egli si senta inferiore agli altri. Essendo infelice, è probabile che egli accampi sugli altri diritti eccessivi e che gli impediscono di gustare la felicità nei rapporti personali. Sentendosi inferiore, nutrirà del rancore verso coloro che gli appaiono superiori. Per lui l’ammirazione sarà difficile, e facile l’invidia. Diventerà una persona generalmente antipatica e si troverà sempre più solo. Un atteggiamento generoso ed espansivo verso gli altri non soltanto fa contenti gli altri, ma è un’immensa fonte di felicità per chi lo possiede, perché lo rende simpatico a tutti. Ma in un uomo assillato dal senso di colpa un simile atteggiamento non è possibile, poiché è un prodotto dell’equilibrio e della fiducia in sé stessi e richiede ciò che può chiamarsi un’integrazione mentale; richiede cioè che i diversi strati della natura umana, cosciente, subcosciente e incosciente, lavorino armonicamente insieme e non siano continuamente in contrasto fra di loro.
– Nessuno deve temere che, diventando razionale, la sua vita si scolorisca. Anzi, poiché il razionalismo consiste principalmente nell’armonia interiore, l’uomo che arriva a possederlo è più libero, nella contemplazione del mondo e nell’uso delle sue energie, di raggiungere un fine esteriore, che non l’uomo continuamente in preda a conflitti interiori. Nulla è così arido come l’essere chiusi in sé stessi, nulla così serenamente fertile come l’essere rivolti con l’attenzione e l’energia verso l’esterno.
– La felicità veramente soddisfacente si accompagna al pieno esercizio delle nostre facoltà e alla completa comprensione del mondo nel quale viviamo.

Mania di persecuzione
– Ci aspettiamo sempre che gli altri abbiano per noi quel tenero amore e quel profondo rispetto che noi nutriamo per noi stessi. Non ci passa per la mente che non possiamo aspettarci dagli altri che pensino di noi più bene di quanto noi pensiamo di loro, e la ragione per cui questo non ci passa per la mente è che i nostri meriti ci appaiono grandi ed evidenti, mentre quelli degli altri, ammesso pure che esistano, sono visibili soltanto ad un occhio molto caritatevole.
– Ricordate che i motivi che determinano le vostre azioni non sono sempre così altruistici come vi appaiono. (…) Non sopravvalutate i vostri meriti (…) Non aspettatevi che gli altri si interessino di voi quanto voi stesso (…) Non immaginatevi che la gente si interessi tanto a voi da nutrire un particolare desiderio di perseguitarvi.
– Tutto quello che si deve fare può essere fatto bene soltanto con l’aiuto di un certo entusiasmo, e provare entusiasmo per qualche cosa è difficile se non vi è un motivo egoistico.

Paura dell’opinione pubblica
– Per ignoranza del mondo, si sopporta molta inutile infelicità, talvolta solamente in gioventù, ma non infrequentemente per tutta la vita. Questo isolamento non soltanto è fonte di dolore, ma causa anche un grande sperpero di energie nel compito non necessario di mantenere la propria indipendenza mentale in un ambiente ostile, e in novantanove casi su cento produce una certa timidezza nel seguire fino alla loro logica conclusione le proprie idee.
– Bisogna trovare il modo mediante il quale eludere l’opinione pubblica o diminuirne l’importanza, e mediante il quale i membri della minoranza intelligente possano giungere a conoscersi e a gustare la loro reciproca compagnia.
– I giovani che si trovano in contrasto con il loro ambiente dovrebbero tentare, nella scelta della professione, di scegliere una carriera che offra loro la possibilità di vivere tra persone affini, anche se questo dovesse costare la rinuncia a guadagni superiori.
– Di regola, si dovrebbe rispettare l’opinione pubblica quel tanto che è necessario per evitare di morire di fame e di andare in prigione, ma tutto quanto vada al di là di questo diventa volontaria sottomissione ad una tirannia non necessaria e arrischia nei più vari modi di compromettere la felicità.
– La felicità è favorita dalla riunione di persone di gusti e opinioni simili.


*§*


Mi ritengo una persona abbastanza "felice" anche quando mi ritrovo in situazioni di amarezza o di problemi molto difficili o durante un lutto oppure quando non vedo vie di uscita. 
Sono profondamente convinta del mio potenziale creativo (il potenziale che abbiamo tutti in differente misura), convinta della nostra capacità di pensare oltre il limite del negativo, della ricerca di soluzioni (assolutamente sempre presenti in qualsiasi situazione seppur non visibili al momento di una crisi di insicurezza o di dolore),  profondamente desiderosa di positività e non amante del passato da rimpiangere nè dello "spreco" (che in questo senso significa non voler sprecare ogni attimo della vita e neppure ciò che potrei offrire agli altri), entusiasta del presente ed infine,  rifiutando la sterile lamentela, la malinconia, la recriminazione e così via, sento che realmente dentro di me non trovano spazio la disperazione nè la tristezza ancor meno la noia o simili sentimenti nocivi e inutili ..  se non per pochi minuti, attimi, al massimo ore .. 
Cerco di contrastare il senso di colpa ed altri terribili mostri interiori attraverso l'osservazione ed il guardare oltre; inoltre tramite l'analisi di me stessa e di ciò che trasmetto all'esterno provo a migliorare entrambi.
Ci battiamo contro l'annientamento del mondo in tutte le sue  forme più o meno gravi, critichiamo l'esterno e ci lamentiamo del nostro prossimo ma con il nostro distruggerci quotidianamente non riusciamo a salvaguardare noi stessi ! E' una nostra proiezione ? Una reazione malata ? Forse si. Iniziamo da noi stessi.
Il problema risiede, a mio parere, nella nostra formazione interiore, emozioni e malattie psicologiche radicate, più o meno gravi, ci portano ad indebolirci e a non riuscire a difenderci nel modo appropriato per il raggiungimento di una salutare e degna serenità per noi stessi e da trasmettere all'esterno. 

Utili a questo scopo l'introspezione equilibrata, le molteplici attività che stimolino il flusso energetico ed il pensiero positivo, il fermarci ad osservare, a metterci davanti ad uno specchio con sincerità abbandonando le resistenze, l'aver cura del nostro fisico conducendo una vita salutare per ottenere uno stato di forza e benessere che aiutino anche l'aspetto emozionale e la vitalità, il saper abbandonare le emozioni negative che bloccano ogni evoluzione e crescita interiore, lo sforzarci di sorridere proprio come esercizio che induce al superamento delle negatività, il riappropriarci di attimi di pace e solitudine per metterci in contatto con ciò che siamo, che siamo diventati e con la possibile felicità a cui non riusciamo ad aprire le porte. 
E' (o appare) tutto molto difficile; in realtà l'unico ostacolo è rappresentato da quella parte di noi che non vuole tornare vitale, "naturale" e felice.  

 


*§*




Ecco la seconda parte dei passi scelti del libro di Bertrand Russel, La conquista della  felicità.


CAUSE DI FELICITA’
 *) E’ ancora possibile la felicità?  – Il segreto della felicità è questo: fate in modo che i vostri  interessi siano il più possibile numerosi e che le vostre reazioni alle  cose e alle persone che vi interessano siano il più possibile cordiali  anziché ostili.
 *) La gioia di vivere  – La gente fa conversazione non perché le faccia piacere, ma per qualche  vantaggio che alla fine spera di ricavare dalla collaborazione.  – Nell’imparare a








 non interessarsi agli uomini esse (le donne)  imparavano anche molto spesso a non interessarsi a nulla o, ad ogni  modo,  a nulla fuorché una certa specie di contegno corretto. Insegnare  un atteggiamento inattivo e timido verso la vita significa in modo chiaro insegnare qualcosa di completamente contrario alla gioia di  vivere e incoraggiare una specie di ripiegamento su sé stessi  caratteristico di donne rispettabilissime, specialmente quando sono  incolte. Esse non hanno l’interesse per lo sport che si trova nell’uomo  medio, non si curano di politica, verso gli uomini hanno un  atteggiamento affettatamente staccato, verso le donne velatamente  ostile.  
*) Gli affetti  – La natura umana è così fatta che concede molto più prontamente il suo  affetto a chi meno sembra richiederlo. Perciò, l’uomo che tenta di  conquistarsi l’affetto altrui con delle buone azioni fa invece l’amara  esperienza dell’ingratitudine umana.  – Coloro che affrontano la vita con senso di sicurezza sono molto più  felici di coloro che l’affrontano con un senso di incertezza, per lo  meno fino a quando il loro senso di sicurezza non li porta a un  disastro.  – Fintanto che l’affetto guarisce realmente un individuo dal senso di  precarietà, lo mette di nuovo in condizione di provare quell’interesse  per il mondo che nei momenti di pericolo e di paura si affievolisce.  – L’ambizione che esclude l’affetto dalla sua via è generalmente il  risultato di qualche specie d’ira o di odio contro la razza umana  prodotto da dolori sofferti in gioventù, da ingiustizia patita in età  adulta, o da una qualsiasi delle cause che portano alla mania di  persecuzione.  – Di tutte le forme di prudenza, la prudenza nell’amore è forse la più  fatale alla vera felicità.  
*) La famiglia  – Ai tempi antichi le donne erano spinte al matrimonio dalle condizioni  di vita intollerabili nelle quali venivano a trovarsi le zitelle.  – La giovane donna non sposata delle classi colte è quindi in grado,  oggi, purché non sia al di sotto della media quanto a intelligenza ed  attrattiva fisica, di godersi molto piacevolmente la vita, fintanto che  sa resistere al desiderio di avere dei figli.  – La più perniciosa di tutte le ingiustizie che ella (la donna) deve  subire è questa: che per il fatto di compiere il suo dovere verso la  famiglia ella ne ha perso l’affetto, mentre se l’avesse trascurata e  fosse rimasta allegra e affascinante, probabilmente marito e figli  avrebbero continuato ad amarla.  – Il mutamento nei rapporti fra genitori e figli è un esempio  particolare della diffusione della democrazia. I genitori non sono più  sicuri dei loro diritti di fronte ai figli; i figli non sentono più di  dovere rispetto ai genitori. La virtù dell’obbedienza, che un tempo era  pretesa senza discussioni, è decaduta, ed è giusto che lo sia.  – La psicoanalisi ha inculcato nei genitori della classe istruita il  terrore del male che possono inconsciamente fare ai loro figli. Se li  baciano, possono far nascere in loro un complesso d’Edipo; se non li  baciano, possono provocare una manifestazione di gelosia. Se ordinano al  bambino di fare questa o quella cosa, possono far nascere in lui il  senso della colpa, se no, i bambini prendono delle abitudini che i  genitori giudicano indesiderabili.  – Non vi può essere dubbio che la civiltà prodotta dalle razze bianche  ha questa singolare caratteristica che, a misura che gli uomini e le  donne l’assorbono, diventano sterili. I più civili sono i più sterili; i  meno civili sono i più fertili; e tra i due vi è una gradazione  continuamente oscillante.  – I sacerdoti possono aver successo fintanto che la minaccia del fuoco  dell’inferno conserva la sua efficacia, ma ora soltanto una minoranza  della popolazione prende sul serio questa minaccia.  – La gente può convenire che altri debbano fornire la carne da cannone,  ma non è attratta dalla prospettiva che i suoi figli vengano usati a  questo scopo. Tutto quello che lo stato può fare, quindi, è di tentare  di mantenere i poveri nell’ignoranza.  – Se si considera la natura umana indipendentemente dalle circostanze  attuali appare chiaro, credo, che la paternità e la maternità sono  psicologicamente capaci di offrire la felicità più grande e duratura che  la vita possa dare.  – E’ nei momenti di sfortuna che si può maggiormente contare sui  genitori, nelle malattie, e persino anche negli errori, se i genitori  sono come dovrebbero essere.  – La radice primitiva del piacere che si prova nell’avere figli è  duplice. Da una parte vi è la sensazione di aver esternato una parte del  nostro essere, prolungando così la nostra vita oltre la morte del resto  del nostro corpo e fornendo inoltre a questa parte la possibilità di  esternarsi a sua volta allo stesso modo, così da assicurare  l’immortalità del germe vitale. Dall’altra vi è un’intima fusione di  forza e di tenerezza.  – Il genitore che desidera sinceramente il bene del bambino più della  sua autorità su di lui, non ha bisogno di libri di testo sulla  psicoanalisi per sapere che cosa si deve e che cosa non si deve fare, ma  sarà guidato dall’istinto sulla giusta via.  – La madre della quale convenzionalmente si dice che si è sacrificata è,  nella grande maggioranza dei casi, eccezionalmente egoista verso i  figli, poiché, per quanto importante sia la maternità quale elemento  della vita, non è soddisfacente se viene considerata come tutta la vita,  e un genitore insoddisfatto ha molte probabilità di essere un genitore  effettivamente troppo esigente.  – Non dovrebbe più esistere la convenzione secondo la quale ogni madre  deve fare da sé quello che un’altra donna farebbe meglio. Le madri che  si trovano imbarazzate e incapaci di fronte ai propri figli, come accade  a molte, non dovrebbero esitare ad affidarli ad altre donne che hanno  attitudine a questo lavoro ed hanno fatto il necessario allenamento.  – Il rapporto della madre verso il figlio dovrà, in futuro, assomigliare  sempre più al rapporto esistente oggi fra padre e figlio, se si vuole  affrancare le donne da una inutile schiavitù, e concedere ai bambini di  approfittare delle esperienze scientifiche che si stanno accumulando  riguardo alla cura in tenera età delle loro menti e dei loro corpi.  
*) Il lavoro  – Essere capaci di riempire intelligentemente le ore di ozio è l’ultimo  prodotto della civiltà e, al giorno d’oggi, pochissime persone hanno  raggiunto questo livello.  – I ricchi che vivono oziosamente soffrono quasi tutti di una noia  indicibile, quale prezzo del loro affrancamento dalla fatica.  – Nel lavoro, il successo viene per lo più misurato dal reddito, e  fintanto che la nostra società capitalistica continuerà ad esistere,  questo è inevitabile.  – Una gran parte del lavoro offre lo stesso piacere che si può trovare  in un gioco d’abilità.  – In certi lavori specializzati, come la politica, ad esempio, risulta  che gli uomini raggiungono il loro massimo rendimento tra i sessanta e i  settanta anni per la ragione che, in tali occupazioni, è essenziale una  profonda conoscenza degli uomini.  – (Giornalisti) (…) solo una piccola minoranza vi crede; gli altri, per  amore dello stipendio, prostituiscono il loro talento per fini che  ritengono nocivi.  – Senza il rispetto di sé stessi, la vera felicità difficilmente è  possibile. E l’uomo che si vergogna del suo lavoro non può avere  rispetto di sé stesso.  – La fermezza dei propositi non è sufficiente per rendere felice la  vita, ma è una condizione quasi indispensabile per una vita felice. E la  fermezza dei propositi si manifesta soprattutto nel lavoro.  
*) Interessi impersonali  – Una delle fonti di infelicità, di stanchezza e di tensione nervosa, è  l’incapacità ad interessarsi a nulla che non abbia una importanza  pratica nella propria vita.  – Per quanto grave possa essere una preoccupazione, non bisognerebbe  averla presente tutto il giorno.  – Un piccolo lavoro che abbia uno scopo  buono è migliore di un grande  lavoro che abbia uno scopo cattivo.  – L’uomo che non fa nulla per distrarre la mente e si lascia dominare  completamente dal suo turbamento, non è saggio e si rende meno atto ad  affrontare le difficoltà, quando verrà il momento dell’azione.  – Non nego, naturalmente che un uomo possa essere spezzato dal dolore,  ma dico che un uomo dovrebbe fare tutto quanto sta in suo potere per  sfuggire a questo destino, e dovrebbe cercare qualsiasi distrazione, per  quanto banale, purché non nociva o degradante in sé.  – Per sopportare bene le disgrazie quando avvengono, è saggio aver  coltivato in momenti migliori una certa varietà di interessi, di modo  che la mente possa trovare pronto qualche luogo indisturbato che le  offra altre associazioni di idee ed altre emozioni, diverse da quelle  che rendono difficilmente sopportabile il presente.  – L’uomo che cerca la felicità agirà saggiamente tendendo al possesso di  un numero di interessi sussidiari da aggiungere a quelli centrali sui  quali la sua vita è costruita.  
*) Sforzo e rassegnazione  – L’uomo saggio, sebbene non accetti senza reagire le disgrazie  evitabili, non sprecherà il suo tempo e le sue emozioni per quelle che  sono inevitabili, e si sottometterà anche a quelle che sembrano  evitabili in sé, se il tempo e la fatica che il tentativo di evitarle  implicherebbe venissero a interferire con l’attività necessaria per  raggiungere qualche scopo più importante.  – L’emozione è qualche volta un ostacolo all’efficienza.  – L’atteggiamento più saggio è di fare il meglio che si può, lasciando  al destino il risultato.  – L’uomo che si è liberato dell’irritabilità troverà la vita molto più  lieta di quanto non gli apparisse quando era perpetuamente agitato.  – La cosa migliore è di avere non una sola immagine di sé stessi, ma  un’intiera galleria,e di scegliere quella appropriata  all’incidente del  momento. Se qualcuna di queste immagini è un po’ ridicola, tanto  meglio; non è da saggi vedersi tutto il giorno come un eroe da tragedia  greca.  – Niente è più faticoso e, a lungo andare, più esasperante, dello sforzo  quotidiano per credere in cose che quotidianamente diventano più  incredibili. Eliminare questo sforzo è una condizione indispensabile per  assicurarsi una felicità duratura.  
*) L’uomo felice  – Felice è l’uomo che vive obbiettivamente, che ha affetti liberi e vari  interessi, che si assicura la felicità mediante questi interessi e  questi affetti e mediante il fatto che essi, a loro volta, fanno di lui  un oggetto di interesse e di affetto per molti altri. Essere oggetto  d’amore è una causa potente di felicità, ma l’uomo che chiede l’amore  non è colui al quale viene concesso. L’uomo che riceve l’amore è  generalmente colui che lo dà.  – Che cosa può dunque fare un uomo che è infelice perché rinchiuso in se  stesso? Fintanto che continua a pensare alle cause della sua  infelicità, continua ad essere chiuso in se stesso e quindi non esce dal  circolo vizioso; se vuole uscirne, deve farlo mediante interessi  genuini, non mediante interessi simulati, adottati unicamente quale  medicina.  – Guardate inviso almeno una volta al giorno una verità dolorosa;  troverete che questo esercizio è utile quanto l’allenamento quotidiano  dei BoyScouts. Imparate a convincervi che la vita varrebbe la pena di  essere vissuta anche se non foste, come naturalmente siete, immensamente  superiore a tutti i vostri amici quanto a virtù  e intelligenza.  – Soltanto ciò che vi può veramente interessare può esservi utile, ma  potete avere la certezza che interessi sinceramente obbiettivi  nasceranno in voi non appena avrete appreso a non assorbirvi in voi  stessi.  – L’uomo felice è colui che non soffre di alcuna di queste mancanze di  unità e la cui personalità non è né in contrasto con se stessa, né  in contrasto col mondo. Un uomo siffatto si sente cittadino  dell’universo, gode liberamente dello spettacolo che offre e delle gioie  che arreca, non turbato dal pensiero della morte, perché non si sente  realmente separato da coloro che verranno dopo di lui. E’ in questa  profonda unione istintiva con la corrente della vita che si trova la  massima gioia.  

A cura di: Dr. Giuliana Proietti

Tratto dal sito Clinica della Timidezza  http://www.clinicadellatimidezza.it/bertrand-russel-la-conquista-della-felicita-2/


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